Promozioni e dismissioni ancora tante polemiche
Anche quest’anno, come ormai ogni stagione, con la comunicazione dei promossi e dei dismessi da parte dell’Aia si scatenano polemiche. In parte sono fisiologiche, certo, a nessuno fa piacere essere bocciato e quindi fa parte del gioco un certo malessere dopo la comunicazione.
Ciò che però non va, è che l’Aia in tutti questi anni (da Gavillucci in poi) tutto sia terribilmente uguale. Nessuna iniziativa atta a ridurre la discrezionalità, ad aumentare la trasparenza e a eliminare i sospetti.
Partiamo dicendo che le classifiche sono teoricamente segrete fino al momento del verdetto finale. Segreti a tutti tranne che alla Commissione, ovviamente. E qui c’è il primo inghippo. La commissione non è spettatrice interessata della classifica, al contrario influisce pesantemente su di essa. Infatti, il voto finale su cui poggia la graduatoria e composto dalla media tra i voti dei singoli osservatori che domenicalmente vedono gli arbitri e il voto della commissione che tre-quattro volte in una stagione visiona personalmente il direttore di gara.
Da un punto di vista matematico c’è già il primo inghippo. Il peso, infatti, delle 3-4 visionature della commissione è incredibilmente molto più elevato rispetto a quello dei singoli osservatori. E’ infatti sufficiente che la commissione valuti positivamente le tre-quattro prestazioni da lei visionate per far fare un considerevole balzo in classifica al direttore di gara in questione. Ecco, pensate che le promozioni e le dismissioni spesso si giocano su pochi decimali. Se poi, aggiungiamo, che la commissione non è sotto il controllo di nessuno, che conosce le graduatorie al centesimo, ecco che il retropensiero è servito.
Le alternative potrebbero essere che la commissione non valuti gli arbitri, ma si limiti a ratificare il voto dei numerosi osservatori. In questo modo, magari togliendo dalla media i due voti più alti e i due più bassi (più o meno come si fa nelle discipline sportive in cui c’è una giuria votante), si avrebbe una classifica oggettiva basata su più valutazioni da parte di osservatori diversi. Questo secondo noi sarebbe la miglior soluzione.
Oppure si potrebbe lasciare alla commissione il potere di voto, ma mostrare agli arbitri settimanalmente la classifica in modo tale da escludere interventi last minute per aggiustare clamorosamente le graduatorie. Più o meno come avvenne con Abbattista o come, secondo qualcuno, sarebbe avvenuto quest’anno per salvare Massimi e l’assistente Di Monte.
Insomma, dalla categoria che dovrebbe essere la più trasparente ci aspetteremo molto di più. Ci aspetteremmo criteri oggettivi, ci aspetteremmo graduatorie inattaccabili, ci aspetteremmo che tutti gli arbitri fossero uguali al di là del curriculum e della sezione a cui appartengono. Il cammino è lunghissimo e tortuoso, ma l’Aia ha la volontà di iniziare il viaggio?
