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Il calcio bresciano riparte: addio Feralpisalò, ecco l’Union Brescia

Il 17 luglio 2025 segna una data storica per il calcio di Brescia. Quel giorno, nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, è stata presentata ufficialmente la Union Brescia, la nuova squadra che eredita il posto del vecchio Brescia Calcio, escluso dalla Serie C e sparito dal professionismo dopo 114 anni di storia. La nuova società nasce grazie all’impegno dell’imprenditore Giuseppe Pasini, con il pieno supporto del Comune e della FIGC.

La fine del Brescia Calcio ha lasciato un vuoto enorme nella città. Dopo mesi di difficoltà economiche, stipendi non pagati e mancate garanzie, la FIGC ha escluso il club dalla Serie C. Una conclusione dolorosa per una delle squadre più storiche del calcio italiano, ma che ha anche dato il via a una nuova opportunità.

Union Brescia è il risultato di un’operazione particolare: non una semplice “ripartenza dai dilettanti”, ma un vero e proprio trasferimento del titolo sportivo della FeralpiSalò, società già militante in Serie C, che cambia sede, nome, colori e identità per dare vita a un nuovo progetto tutto bresciano. Il via libera ufficiale è arrivato proprio il 17 luglio, data simbolica che coincide con il compleanno originario del vecchio Brescia Calcio.

La presentazione è stata molto partecipata. Accanto al presidente Pasini c’erano la sindaca Laura Castelletti, l’assessore allo sport Alessandro Cantoni, i dirigenti della nuova squadra e anche alcuni sponsor e imprenditori locali. È stato svelato il nuovo logo, con una leonessa che guarda a destra – simbolo di forza e continuità – e le iniziali “B” e “S” stilizzate al suo interno. Per ragioni legali, non sono stati usati né il vecchio nome “Brescia Calcio” né la tradizionale “V” bianca sulla maglia, ma i riferimenti alla città e alla sua storia sono ben chiari.

La nuova maglia, presentata per l’occasione, è azzurra con dettagli bianchi e un colletto anni ’80. Sul retro campeggia la frase “Siamo bresciani e siam figli tuoi”, mentre all’interno è stampata l’espressione dialettale “Fada a mà a Brèsa”, cioè “fatta a mano a Brescia”, a sottolineare il legame artigianale e affettivo con il territorio. Anche il motto scelto – “L’unione che dà la forza” – punta sull’idea di comunità e identità collettiva.

Il progetto sportivo non è solo simbolico. L’obiettivo è chiaro: tornare in Serie B entro tre anni. Pasini ha spiegato che non si tratta di una promessa elettorale o di marketing, ma di un piano concreto, sostenuto da risorse economiche, organizzazione e competenza. Il tecnico sarà Aimo Diana, con Emanuele Filippini come vice, e la squadra ha già iniziato il ritiro a Piamborno.

Pasini ha voluto precisare che la squadra “non è mia, è dei bresciani”. Il progetto vuole coinvolgere il territorio, le imprese locali e soprattutto i tifosi, provando a ricreare un forte senso di appartenenza. Anche la sindaca ha sottolineato l’impegno della città: l’idea di fondare la Union è nata “da un caffè in cucina”, ha raccontato sorridendo, e in soli 38 giorni è diventata realtà.

Ma non tutti a Brescia hanno accolto il cambiamento con entusiasmo. Una parte della tifoseria, delusa per la fine del vecchio club e scettica sul nuovo corso, ha deciso di fondare una propria squadra alternativa, con il nome di Calcio Brescia 1911, pronta a ripartire dai dilettanti, forse già dall’Eccellenza. Anche Massimo Cellino, ex presidente del Brescia Calcio, ha annunciato possibili ricorsi legali legati all’uso dello stadio e alla sede del nuovo club.

Nonostante questo, l’Union Brescia parte con grande determinazione. Fino al 2027 potrà contare su impianti già utilizzati dalla FeralpiSalò, e sta già lavorando a un futuro impianto nel comune di Castenedolo. Il progetto include anche un settore giovanile forte e programmi di inclusione sociale, per fare della squadra non solo una realtà sportiva, ma un vero punto di riferimento per l’intera città.

Brescia riparte dunque da una nuova unione, nel nome della sua leonessa e della passione per il calcio. Ora inizia una nuova sfida: ricostruire entusiasmo, successi e storia. Con una sola certezza: il pallone, in questa città, non ha mai smesso di rotolare.

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